Il prossimo 21 giugno alle 18.30, al Museo della Ceramica di Montelupo Fiorentino, inaugurerà una mostra diffusa dedicata alle ceramiche da farmacia di manifattura montelupina.

L’esposizione, dal titolo “Terre di Spezierie. Ceramiche di Montelupo per Santa Maria Nuova e le farmacie storiche della Toscana”, a cura di Lorenza Camin con Alessio Ferrari e Vittoria Nassi, ricostruisce il secolare rapporto di committenza e collaborazione che legava, fin dai primi anni del Quattrocento, le botteghe di Montelupo ai luoghi più attivi nell’assistenza alla salute della Toscana.

Lo scavo del Pozzo dei lavatoi e le indagini archeologiche condotte a Montelupo dagli anni ’70 del secolo scorso hanno infatti portato alla luce una grande quantità di maioliche riconducibili a forniture farmaceutiche, databili tra XV e XVIII secolo, a testimonianza della grande richiesta di questi manufatti da parte delle più antiche spezierie ospedaliere, conventuali e private della Toscana. Questi contenitori, abbelliti con gli stessi decori e rivestiti dello stesso smalto delle raffinate maioliche da tavola, assicuravano una perfetta conservazione delle sostanze racchiuse al loro interno, erano facili da pulire e non rilasciavano odori.

Anche il “Ricettario fiorentino”, manoscritto edito nel 1499 e considerato la prima farmacopea, consiglia di conservare alcuni preparati “in vasi grossi di terra invetriati”. L’itinerario della mostra si articola attraverso ospedali, musei e storiche spezierie che ancora custodiscono gli antichi corredi vascolari da farmacia realizzati a Montelupo, un percorso inedito con più tappe che costituirà una preziosa occasione per riscoprire la città attraverso il dialogo tra ceramica, storia, architettura e arte.

Punto di partenza è naturalmente il Museo della ceramica di Montelupo Fiorentino dove saranno esposti albarelli per erbe o unguenti, versatoi per sciroppi, orcioli per acque profumate o preparati medicamentosi, provenienti da collezioni private e importanti Musei italiani, come Le Gallerie degli Uffizi, il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, il Castello Sforzesco di Milano e il Museo della Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze.

Grazie agli emblemi, alle simbologie religiose e agli stemmi gentilizi raffigurati sulla maggior parte delle ceramiche, i visitatori saranno guidati lungo un viaggio che li porterà a scoprire le più note spezierie esistenti nell’area fiorentina.

Prima fra tutte, quella dell’Ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova, fondato nel 1288 e dotato di una spezieria già nel 1376. In questa sede sarà possibile ammirare anche una selezione di ceramiche destinate ai pasti quotidiani di medici, infermieri e malati, tutte caratterizzate dall’immagine della stampella stilizzata. Seguono l’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella, l’unica farmacia al mondo che svolge la sua attività nel luogo in cui ebbe origine, nel 1221, e il Museo di San Marco che, nella Sala Greca.

Quest’ultima eccezionalmente aperta al pubblico in occasione della mostra, possiede una serie di orcioli realizzati da botteghe montelupine tra il 1580 e il 1630.Il percorso fiorentino viene completato dal Museo Galileo, dove sarà possibile ammirare l’eccezionale laboratorio chimico che il Granduca Pietro Leopoldo fece allestire nella seconda metà del Settecento per effettuare esperimenti utilizzando preparati chimici e farmaceutici.

Il progetto di questa mostra non si ferma alla città di Firenze ma include altri tre Musei: l’ Antica Spezieria Serristori a Figline Valdarno e la Spezieria di Santa Fina a San Gimignano, esempi particolarmente fortunati di conservazione delle dotazioni farmaceutiche di cui gli ospedali erano dotatie. Infine, l’Aboca Museum a Sansepolcro che possiede nella sua collezione vasi farmaceutici con i più tipici decori della ceramica di Montelupo.

L’esposizione diffusa guida in un viaggio alla scoperta di una Toscana insolita fatta di tradizione, saper fare e anche un velo di mistero che ha sempre circondato i mestieri alchemici. Ogni visitatore riceverà un passaporto speciale sul quale sarà messo un timbro in ciascun museo visitato e a percorso completato riceverà un piccolo manufatto in ceramica.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Museo Montelupo Onlus, dal Comune di Montelupo Fiorentino e dalla Fondazione Santa Maria Nuova ETS, con il patrocinio della Regione Toscana, il contributo di ABOCA e la sponsorizzazione tecnica di Unicoop Firenze.

Attività a corredo della mostra Laboratori per famiglie: sarà proposto un approfondimento pratico ai temi trattati nella mostra al fine di favorire una sensibilizzazione nei confronti della materia ceramica.

Visite guidate e aperture straordinarie a cura di ciascun Museo o Istituzione.

Visite tattili, visite LIS (Lingua dei Segni Italiana), sensoriali, per persone con deficit cognitivi, anziani e malati di Alzheimer.

Inaugurazione:
Museo della Ceramica di Montelupo Fiorentino
Venerdì 21 giugno 2024, ore 18.30
(durante il Festival Cèramica 2024 – 21/23 giugno)

Ospedale Santa Maria Nuova – Firenze
Domenica 23 giugno ore 11.30

Antica Spezieria Serristori, Figline Valdarno
Sabato 22 giugno, prima vistia ore 10.30

Informazioni:
Museo della Ceramica
Piazza Vittorio Veneto, 11
50056 Montelupo Fiorentino (FI)
info@museomontelupo.it
www.museomontelupo.it
Ph. 0571 1590300

Biglietti e riduzioni
www.museomontelupo.it
Prevista riduzione per Soci Unicoop Firenze


Alcune curiosità collegate alla mostra

Medicamenti e decori
Nell’Alto Medioevo, grazie all’intensa attività dei monaci, dediti alla trascrizione dei testi medici dell’antichità greca e romana, cominciò a svilupparsi la medicina monastica. Seguendo le indicazioni contenute nelle opere di Ippocrate, Galeno e Dioscoride, i monaci iniziarono ad approfondire le proprietà terapeutiche delle piante e le conoscenze di tecniche come la macerazione, l’infusione e il decotto, per la preparazione di prodotti medicamentosi. Le competenze acquisite permisero loro non solo di curare i confratelli, ma anche i malati, i bisognosi e i pellegrini.

I preparati venivano poi conservati nei manufatti in ceramica e ciascuno veniva identificato grazie al decorso usato.

Orciolo con raffigurazione di Sant’Agostino
Sotto la figura campeggia la scritta MITRIDATO D’ANDROMACHO VECCHIO. È la teriaca, l’antidoto contro le morsicature velenose, il medicamento più noto nella storia del farmaco. La sua origine è fatta risalire a Mitridate VI, re del Ponto (ca. 132- 63 a.C.), che ogni giorno ne assumeva una dose per essere immune ai veleni. La ricetta fu modificata da Andromaco, medico di Nerone (54-68 d.C.), che aggiunse la carne di vipera. La composizione della teriaca continuò a essere elaborata nel corso dei secoli e fu utilizzata fino ai primi anni del Novecento.

Albarello con scritta MASTRICE
Il mastice era la resina di lentisco usata per le sue proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie e per curare i disturbi respiratori.

Versatoio con scritta OLIO DI COTOGNIE
L’ infusione di mele cotogne in olio favoriva la digestione e combatteva le infezioni di stomaco e intestino. Con la mela cotogna venivano fatte anche marmellate con le quali si addolcivano i medicinali.

Il mestiere de lo speziale
A Firenze, fin dai primi anni del Duecento, la professione dello speziale godeva di un certo prestigio sociale ed era considerata di grande responsabilità. Per praticare quest’attività, era richiesto un apprendistato di nove anni in una spezieria, cui seguivano il giuramento di esercitare con onestà e il pagamento di una tassa d’immatricolazione all’Arte dei Medici e Speziali, la corporazione d’appartenenza. I requisiti dello speziale sono ben definiti nell’opera di Saladino da Ascoli, medico vissuto nel XV secolo, “ben istruito ed esperto nell’arte sua, non un rozzo novellino, perché deve avere tra le mani la vita umana che è il bene più prezioso del mondo”. Le conoscenze e le competenze acquisite durante il periodo di formazione permettevano allo speziale di preparare in maniera corretta unguenti, sciroppi e tutti i medicamenti per la cura delle malattie e la tutela della salute.

Anche la bottega doveva rispettare regole precise: oltre ad avere locali ampi, doveva essere situata in un luogo protetto da sole, vento e umidità, così da garantire il mantenimento delle sostanze medicinali e dei preparati. Per verificare il rispetto delle norme sulla composizione e conservazione dei medicinali, le vendite di farmaci senza prescrizione medica e la qualità della mercanzia commercializzata, gli speziali erano sottoposti a verifiche da parte di “controllori”. Le sanzioni erano commisurate alla gravità della violazione commessa, dal semplice avvertimento o multa, si arrivava al sequestro della merce contraffatta, che veniva buttata o bruciata, fino alla chiusura della bottega.